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Riflessione di dicembre 2018 – di Patricia Conroy

Patricia Conroy vive a New Kensington, Pennsylvania, U.S.A. È cattolica ed è sposata da ben 39 anni. Patricia è una professionista sanitaria e lavora come criotecnologa da 40 anni. È anche un’istruttrice di yoga certificata.

“Porteremo a Gesù, allo stesso tempo così grande e così piccolo, tutte le nostre debolezze, le nostre difficoltà, i nostri sentimenti, così come il nostro amore e la nostra buona volontà. Che grande gioia, amico mia, ricordare che in questa notte santa l’angelo inviato da Dio ha promesso i frutti della pace non solo ai santi ma a tutti gli uomini di ‘buona volontà’.

Noi non siamo santi, questo è certo; ma il nostro regalo di Natale per il nostro Amico onnipotente nell’amore sarà la nostra totale, gioiosa buona volontà.”

Elisabeth Leseur: Selected Writings (Selezione di scritti) a cura di Janet K. Ruffing RSM

Mentre rifletto sulle parole senza tempo di Elisabeth, scritte il 15 dicembre 1911, mi torna alla mente il significato del Natale. Decorare, cucinare, preparare dolci, comprare regali, riunirsi con i familiari e gli amici: tutto ciò accade a dicembre in preparazione al Natale. Molto spesso prendiamo troppi impegni e siamo sopraffatti da esigenze che ci siamo autoimposti e aspettative irrealistiche sulle feste natalizie. È facilissimo ritrovarsi assorbiti dal trambusto e perdere di vista il vero significato del Natale, ovvero la celebrazione del più grande dono di Dio per noi – la nascita di Gesù nostro Salvatore.

Gli scritti di Elisabeth mi invogliano a rallentare, respirare, rilassarmi, pregare e vivere nel momento presente con la disponibilità ad essere una persona di “buona volontà“. Cosa significa essere una persona di “buona volontà“? Quando rifletto su questa domanda, mi vengono in mente molte cose. Potrebbe significare essere pronti ad ascoltare qualcuno che sta lottando con una malattia o con un problema serio. Prenditi il tempo per chiamare o andare a trovare qualcuno che non vedi da molto anziché mandare un messaggio o un biglietto. Saluta e parla con gli amici o con sconosciuti usando delle parole gentili e un sorriso. Un sorriso è una finestra sul tuo cuore. Vai a trovare un amico o una persona cara che si trova in ospedale o in una casa di riposo. Dai una mano di aiuto o un abbraccio a qualcuno che ne ha bisogno. Invita per un caffè una persona anziana e sola e condividi la gioia della compagnia trascorrendo un po’ di tempo insieme. Magari fai un’offerta in denaro o cibo per una persona senzatetto senza giudicarla. Questi sono esempi di gesti amorevoli semplici ma significativi, che possono ispirarci ad essere persone di “buona volontà“. Mostrando amore e gentilezza verso gli altri facciamo dimorare Gesù nel nostro cuore. È importante pensare a come prolungare i nostri atti di “buona volontà” oltre il periodo natalizio.

Quindi canta ad alta voce durante la celebrazione del Natale: “Gloria! Gloria a Dio nell’alto dei cieli! E pace in terra agli uomini di buona volontà!”

Che i vostri cuori siano pieni di pace, amore e gioia!

Buon Natale!

Riflessione di ottobre 2018 – di Bernadette Chovelon

Bernadette è dottore in Lettere ed ex professoressa di francese come lingua straniera. È inoltre madre di cinque figli, nonna e bisnonna, e autrice di numerose opere di spiritualità coniugale, tra cui il best-seller « L’aventure du mariage chrétien : Guide pratique et spirituel » (L’avventura del matrimonio cristiano: Guida pratica e spirituale), scritto insieme al marito Bernard nel 2002. Di recente, Bernadette ha scritto un libro su Elisabeth e Félix Leseur, pubblicato nel 2015, « Élisabeth et Félix Leseur : Itinéraire spirituel d’un couple » (Élisabeth e Félix Leseur: Itinerario spirituale di una coppia). Bernadette ha inoltre rilasciato diverse interviste sul matrimonio cristiano, tra cui una recente nel 2015, « L’aventure spirituelle du mariage chrétien » (L’avventura del matrimonio cristiano), disponibile su YouTube a questo link.

Elisabeth Leseur affronta la morte di una persona cara

Elisabeth aveva una sorella più giovane che amava molto, Juliette, la quale morì di tubercolosi. Le stette vicina fino all’ultimo giorno, il 13 aprile 1905. Prima di allora, aveva spesso pregato per la sua guarigione. Il Signore non esaudì le sue preghiere.

Ho scelto questo bellissimo testo pieno di speranza e di fede perché prima o poi tutti noi siamo, o saremo, distrutti per la morte di una persona cara. Elisabeth ci mostra un percorso di preghiera e di accettazione costruttiva.

Così scrive:

“O mio Dio, non hai esaudito la preghiera più profonda dal mio cuore ferito, o meglio, hai risposto in modo diverso e migliore. Tutto ciò che desideravo così ardentemente per la mia amata [sorella], tutte le gioie, la salute e l’amore che speravo per lei e la vita per cui ho pregato, nonché la sua felicità finale, tutte queste cose gliele hai donate prendendola con te. Non posso credere che le mie continue e ardenti preghiere, e quelle di altri per lei, e tutti i sacrifici offerti e l’accettazione di tanta sofferenza siano stati del tutto inutili. Non credo che tutte le sue sofferenze e il suo dolore, finiti con una morte santa, possano essere senza frutto. Se le è stata negata la felicità terrena, se ha dovuto conoscere amare e tristi separazioni, e se alla fine ci è stata tolta, è perché una vita migliore l’aspettava dall’altra parte. Il Dio dell’amore ha preparato per lei una gioia che superasse la sua sofferenza, e Dio ha voluto che lei godesse di ogni bene e bellezza, volendo darle la sua luce; Dio … la purificò e così lei ha potuto avvicinarsi alla Sua santità.

[…] Soffro perché colei che hai preso era la mia vera amica e la dolce confidente della mia fede e dei miei pensieri; perché ho passato con lei alcuni dei migliori momenti della mia vita; perché l’amavo come una sorella e come una figlia adorata allo stesso tempo; perché abbiamo pregato, sofferto, e amato insieme; e perché il suo affetto faceva parte della mia vita, della mia felicità, del mio cuore.

[…] L’amore di Felix e l’affetto dei miei cari sono stati la mia porzione di felicità umana, una porzione così grande che rendo grazie per essa e accetto le prove morali e fisiche a cui sono sottoposta […]”

Elisabeth Leseur – Selected Writings (Selezione di scritti), 4 luglio 1905 – Paulist Press (pp. 80-81)

Riflessione di settembre – di Karen Feitl

Karen Feitl ha “incontrato” Elisabeth nel 2005, dopo che una amico le ha dato il Diario Segreto di Elisabeth Leseur: la donna la cui bontà trasformò il marito da ateo a sacerdote. Da quel momento Karen ha sviluppato una profonda devozione per Elisabeth, vivendo, amando e lottando nell’ambito del proprio matrimonio sacramentale. Suo marito è un cristiano battezzato, sebbene non praticante, e la loro comunicazione, in particolare sulla fede e la religione, è stata una vera sfida nel corso degli anni. Lei ama con tutta se stessa Nostro Signore e la pienezza della verità che si trova nel genio del Cattolicesimo. Per la gioia che intravede di fronte a sé, riesce ad abbracciare le proprie croci e a crescere ogni giorno di più nell’amore per il marito e i sei figli.

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Dio ha attirato Elisabeth a sé e lei lo amava con tutto il cuore, la mente, l’anima e le forze. Nel silenzio di questi luoghi incontrò Cristo. Attraverso l’umiltà e la mansuetudine di Elisabeth, il Suo potere fu reso perfetto. Essendo unita a Cristo, il suo amore e le sue preghiere per Felix furono così potenti da condurre alla sua conversione e ordinazione sacerdotale. La pubblicazione degli scritti di Elisabeth, un’opera iniziata da Felix, e il racconto della sua fede e fiducia in Dio, continuano a trasformare la vita delle persone in tutto il mondo.

La vita di Elisabeth, fatta di amore, pace e sofferenza, è un grande circolo da e verso Dio che rende la sua vita interiore sempre più profonda e rivela l’amore di Cristo per tutte le anime. “Eppure attraverso tutte queste prove e nonostante la mancanza di gioia interiore, c’è nella mia anima un luogo centrale, che tutte queste ondate di dolore non possono raggiungere. In questo luogo è nascosta tutta la mia vita interiore; lì posso sentire quanto sono completamente unita a Dio, e riacquistare forza e serenità nel Cuore di Cristo.” (p. 37)

Ancora oggi, la vita di Elisabeth e i suoi scritti senza tempo continuano a orientarci verso il Cuore di Cristo stesso.

  • Ascoltare. L’origine della parola “obbedire” è “ascoltare, sentire.” Elisabeth ascoltò la Parola con le orecchie del suo cuore e visse pienamente il più grande comandamento: amare il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutta l’anima, e con tutte le forze, e il secondo, amare il prossimo come se stessi. Nella sua parte più intima, Elisabeth  era una donna innamorata di Dio. Attirami dietro a te, corriamo! (Cantico dei Cantici 1: 4)
  • Famiglia. “A seconda di come va la famiglia, così va la nazione, e così va il mondo intero nel quale viviamo.” San Giovanni Paolo II. Elisabeth era un esempio perfetto nel vivere i voti del proprio matrimonio – nella gioia e nella tristezza. Lei e Felix, nonostante le loro differenze, ebbero la grazia di provare un incredibile amore l’uno per l’altra, nell’ambito del loro matrimonio sacramentale. Ciò influenzò i loro amici, la comunità, la nazione e il mondo, un’anima alla volta. “Credo molto di più nello sforzo individuale, e nel bene che si può fare rivolgendosi non alle masse ma alle anime singole. L’effetto che si può produrre è in questo modo molto più profondo e durevole.” (p.8)
  • Abbandono confidente! Fiducia nel Sacro Cuore di Gesù. Tieni la mano della Madonna. Elisabeth sta pregando per noi. Come Elisabeth, anche noi possiamo offrire lodi e rendimenti di grazie in tutte le cose, accettando ciò che il Signore dona. Come un Padre amorevole, Egli ci ama pienamente! Vuole ciò che è meglio per noi; e ci darà o permetterà tutto ciò che è per il nostro bene e la nostra santità.
  • Silenzio. Nel nostro mondo, pieno di occupazioni e di rumori, Dio sussurra. Lo incontriamo nel silenzio. Elisabeth camminerà con noi, pregherà per noi, mentre impariamo ogni giorno ad essere con Cristo nel silenzio. Lei scriveva: “Il silenzio a volte è un atto di energia, e sorridere anche.” (p.166) Il Ritiro Spirituale Mensile di Elisabeth è una buona guida da seguire mentre leggiamo i suoi scritti. Ogni mese si concentra su una virtù da praticare. Consentire alle sue riflessioni per il ritiro di risuonare tutto il giorno mentre avanziamo lentamente attraverso la sua selezione di scritti, è un ottimo modo per viaggiare con Elisabeth verso il Sacro Cuore di Gesù.

Riflessione di agosto 2018 – di Jennifer Moorcroft

Jennifer Moorcroft vive in Galles con suo marito David. Appartengono entrambi al terz’ordine carmelitano. Ha pubblicato numerosi articoli, opuscoli e libri della Catholic Truth Society, e buona parte di questi trattano della spiritualità del Carmelo e dei santi carmelitani, tra cui Santa Teresa d’AvilaSan Giovanni Bosco e San Francesco d’Assisi.

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Durante tutta la sua vita coniugale, Elisabeth visse in un’atmosfera anticattolica e atea che le causò un grande dolore, proveniente in modo particolare dal marito ateo Félix. Anche noi, per lo più, viviamo in un ambiente simile. Elisabeth ha molto da dare per aiutarci ad affrontare situazioni del genere. Era profondamente rispettosa delle credenze altrui, volendo conoscerle e comprenderle senza mai compromettere la propria fede cattolica. Se individuava un’apertura in un’altra persona faceva, in maniera discreta, tutto il possibile per aiutare. Ma soprattutto la sua risposta era un silenzio profondamente radicato nella preghiera. Ecco alcuni dei suoi pensieri:

«Quando ci sentiamo impotenti contro l’ostilità e l’indifferenza, quando è impossibile parlare di Dio o della vita spirituale, quando molti cuori sfiorano il nostro senza penetrarlo, allora dobbiamo entrare pacificamente in noi stessi nella dolce compagnia che mai manca alle nostre anime; e agli altri dobbiamo dare solo le preghiere e il silenzioso esempio delle nostre vite, e la segreta immolazione che rende l’apostolato più fecondo. Tutte le nostre spiegazioni, parole e sforzi non valgono quanto il più flebile raggio dello Spirito Santo per illuminare un’anima, ma possono ottenere tutta la Sua luce per quest’anima». (My Spirit Rejoices, p. 146)

«L’ospite adorato della mia anima deve essere intuito piuttosto che visto chiaramente; ogni parte di me deve parlare di Lui senza che io dica il Suo nome; devo essere un’influenza senza mai essere una professione di fede». (Ibid. 104)

«E nei suoi rapporti con il marito: gli lasci vedere il frutto ma non la linfa, la mia vita ma non la fede che la trasforma, la luce che è in me ma non una parola di Colui che la porta alla mia anima; lasciagli vedere Dio senza sentire il Suo nome». (Ibid. 116)

 

Riflessione di luglio 2018 – di Claude Menesguen

Elisabeth Leseur
Santità

L’Esortazione Apostolica “Gaudete et Exsultate” (“Rallegratevi ed esultate“) di Papa Francesco non è concepita come “un trattato sulla santità.” Tuttavia, offre una serie di strumenti per valutare la santità di una persona. Questo testo può dunque essere utilizzato come parte del processo di canonizzazione di Elisabeth Leseur. Specialmente visto che Elisabeth potrebbe appartenere alla “classe media della santità” descritta al punto 7 del documento papale.

È interessante notare che questo concetto è stato formulato pressoché negli stessi termini da uno scrittore dimenticato, Joseph Malègue, il quale pubblicò nel 1958  “Pierres Noires : Les Classes Moyennes du Salut” (“Pietre nere: le classi medie della salvezza”). Ma la memoria di questo autore, scomparsa in Francia, era stata preservata a Buenos Aires, dall’Arcivescovo di questa città. E quando egli divenne papa, citò ben presto questo autore. Nell’esortazione egli cita anche la frase di un altro originale pensatore francese, Leon Bloy: “L’unica tragedia nella vita è quella di non diventare un santo.”

Esaminiamo i punti del documento papale che riflettono la santità di Elisabeth Leseur:

[12] Ma mi preme ricordare tante donne sconosciute o dimenticate le quali, ciascuna a modo suo, hanno sostenuto e trasformato famiglie e comunità con la forza della loro testimonianza.

[14] Molte volte abbiamo la tentazione di pensare che la santità sia riservata a coloro che hanno la possibilità di mantenere le distanze dalle occupazioni ordinarie, per dedicare molto tempo alla preghiera. Non è così. Tutti siamo chiamati ad essere santi vivendo con amore e offrendo ciascuno la propria testimonianza nelle occupazioni di ogni giorno, lì dove si trova.

[16] Questa santità a cui il Signore ti chiama andrà crescendo mediante piccoli gesti

[19] Ogni santo è una missione; è un progetto del Padre per riflettere e incarnare, in un momento determinato della storia, un aspetto del Vangelo.

[22] Ciò che bisogna contemplare è l’insieme della sua vita, il suo intero cammino di santificazione, quella figura che riflette qualcosa di Gesù Cristo e che emerge quando si riesce a comporre il senso della totalità della sua persona.

[25] Pertanto non ti santificherai senza consegnarti corpo e anima per dare il meglio di te in tale impegno.

[29] Perché le continue novità degli strumenti tecnologici, l’attrattiva dei viaggi, le innumerevoli offerte di consumo, a volte non lasciano spazi vuoti in cui risuoni la voce di Dio.

[91] In una tale società alienata, intrappolata in una trama politica, mediatica, economica, culturale e persino religiosa che ostacola l’autentico sviluppo umano e sociale, vivere le Beatitudini diventa difficile e può essere addirittura una cosa malvista, sospetta, ridicolizzata.

[112] Questo è fonte di pace che si esprime negli atteggiamenti di un santo. Sulla base di tale solidità interiore, la testimonianza di santità, nel nostro mondo accelerato, volubile e aggressivo, è fatta di pazienza e costanza nel bene. E’ la fedeltà dell’amore, perché chi si appoggia su Dio (pistis) può anche essere fedele davanti ai fratelli (pistós), non li abbandona nei momenti difficili, non si lascia trascinare dall’ansietà e rimane accanto agli altri anche quando questo non gli procura soddisfazioni immediate.

[117] Non ci fa bene guardare dall’alto in basso, assumere il ruolo di giudici spietati, considerare gli altri come indegni e pretendere continuamente di dare lezioni.

[118] Se tu non sei capace di sopportare e offrire alcune umiliazioni non sei umile e non sei sulla via della santità.

[141] Allo stesso modo ci sono molte coppie di sposi sante, in cui ognuno dei coniugi è stato strumento per la santificazione dell’altro.

[147] Il santo è una persona dallo spirito orante, che ha bisogno di comunicare con Dio.

[149] … sono necessari anche alcuni momenti dedicati solo a Dio, in solitudine con Lui.

[154] L’intercessione esprime l’impegno fraterno con gli altri quando in essa siamo capaci di includere la vita degli altri, le loro angosce più sconvolgenti e i loro sogni più belli.

Penso che le citazioni dell’Esortazione Apostolica “Gaudete et Exsultate” (“Rallegratevi ed esultate“) si applichino perfettamente a Elisabeth Leseur. Esistono due tipi di santità: la santità dei martiri, gli avventurieri missionari della fede, i fondatori di ordini, i teologi e, dall’altra parte, la santità della gente comune, la “classe media della santità” a cui Elisabeth apparteneva.

Questa santità si fonda sulla perfezione dei compiti quotidiani, sull’amore per il prossimo, sulla conversione silenziosa della nostra volontà e sullo spazio riservato alla preghiera nelle nostre vite.

Curiosamente, si ha l’impressione che l’esortazione apostolica sia stata scritta pensando a Elisabeth.

Ecco perché tutti dovrebbero leggerla e meditare su di essa.

 

Riflessione di giugno 2018 – di José Eduardo Câmara

José Eduardo Câmara ha una laurea in legge e attualmente lavora come traduttore. Negli ultimi anni, ha lavorato, in collaborazione con un monastero, a un progetto per la traduzione e lo studio della “ teologia vivente dei santi.” Ha appena pubblicato il suo primo libro, intitolato “Os Anjos na vida dos Santos” (Gli angeli nella vita dei santi).

Il segreto di Elisabeth Leseur

Elisabeth Leseur fu una donna straordinaria la quale visse una vita assolutamente ordinaria. Era una mistica, che viveva in profonda unione con Dio; non in un monastero, ma nella propria casa. Era un’apostola – come chiese ripetutamente a nostro Signore – attraverso la preghiera, l’amore e l’amicizia autentici; tuttavia non predicò il vangelo da un pulpito, ma con la propria vita. Non ebbe una vita perfetta; al contrario, ebbe molte croci, prove spirituali e fisiche, ma trovò “la perla nascosta,” trovò l’Amore di Dio nella propria vita. Era davvero una persona contemplativa nel mezzo del frastuono del mondo.

Nel suo diario scriveva: “Mentre gli angeli adempiono la loro funzione di guardiani stando al nostro fianco, non cessano mai di contemplare Dio. Questo pensiero di padre Faber (1) mi ha colpito durante la mia meditazione e mi ha spinto a formulare un nuovo proposito: imitare, sulla terra, i nostri amici angeli. Prima di tutte le attività, anche in mezzo ad esse, rimanere uniti a Dio, dimorare nella sua presenza e offrirgli tutto: parole, opere caritatevoli, lavoro.”(2)

(1) Padre Frederick William Faber era un prete oratoriano inglese e uno scrittore contemporaneo di Elisabeth.
(2) Elisabeth Leseur. Selected Writings (Selezione di scritti), traduzione di Janet K. Ruffing, pp. 123.

Riflessione di maggio 2018 – di Claude Menesguen

Claude è nato in Bretagna (Francia). Si è laureato presso la HEC (Scuola di alti studi in Economia e Commercio) e possiede inoltre una laurea in giurisprudenza. La sua carriera professionale si è svolta nel settore finanziario, lavorando presso la banca Société Générale fino al 1994 e poi presso il GIE (Gruppo di interesse economico) di Cartes Bancaires. Si è ritirato da queste attività nel 1998. Da allora, ha trascorso il suo tempo a condurre ricerche storiche sulla Bretagna e sulla sua città natale, Marly-le-Roi. Fu durante questa ricerca che scoprì Elisabeth Leseur, la cui residenza secondaria era a distanza di un isolato dalla casa di Claude. Negli ultimi 10 anni e più, ha lavorato agli scritti di Elisabeth Leseur in collaborazione con il monastero domenicano dell’Annunciazione di Parigi. Nel 2015 ha pubblicato un bel libro intitolato “Cent pensées d’Elisabeth Leseur” (Cento pensieri di Elisabeth Leseur).

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3 maggio 1914
Una data decisiva. Per Elisabeth Leseur è l’apice della sua ascesa spirituale.

Per Félix Leseur, è un punto di partenza.

Lei dedicò la propria vita alla conversione delle persone che amava e, prima di tutto, alla conversione del marito, e tuttavia, nel giorno in cui muore, Félix era ancora un agnostico. Elisabeth ha dunque fallito?

Lo svolgersi della storia mostra che la sua vittoria spirituale è totale, ma anche che lei muore nella pace. Illuminata da una speranza piena, sa che le sue preghiere non sono state vane. Félix vede nel suo volto “un’espressione di beatitudine”. (1)

Il 6 maggio 1914, durante i funerali di Elisabeth a St. Pierre de Chaillot, Félix “ha una vivida sensazione della comunione delle anime come scopo che va oltre quello della nostra esistenza terrena”. (1) Poco dopo, riceve i diari spirituali di Elisabeth. “La Provvidenza aveva messo alla mia portata la fiamma raggiante che mi avrebbe gradualmente illuminato e condotto a Dio”. (1)

“Verrà un giorno, no? Un giorno in cui il tuo desiderio sarà che io venga a te, Signore, in cui le ombre, i dolori svaniranno, in cui il fardello del corpo cesserà di appesantire l’anima, in cui la nostra anima si lancerà finalmente, libera e pura, verso la tua Bellezza, immergendosi nella tua Santità, esultando nel tuo Amore.” E.L.

(1) In “Vita di Elisabeth Leseur” di Félix Leseur – Edizioni de Gigord

Riflessione di aprile 2018 – di Bernadette Chovelon

Bernadette è dottore in Lettere ed ex professoressa di francese come lingua straniera. È inoltre madre di cinque figli, nonna e bisnonna, e autrice di numerose opere di spiritualità coniugale, tra cui il best-seller « L’aventure du mariage chrétien : Guide pratique et spirituel » (L’avventura del matrimonio cristiano: Guida pratica e spirituale), scritto insieme al marito Bernard nel 2002. Di recente, Bernadette ha scritto un libro su Elisabeth e Félix Leseur, pubblicato nel 2015, « Élisabeth et Félix Leseur : Itinéraire spirituel d’un couple » (Élisabeth e Félix Leseur: Itinerario spirituale di una coppia). Bernadette ha inoltre rilasciato diverse interviste sul matrimonio cristiano, tra cui una recente nel 2015, « L’aventure spirituelle du mariage chrétien » (L’avventura del matrimonio cristiano), disponibile su YouTube a questo link.

Cristo è risorto! Alleluia!

Pasqua 1903 a Roma – Il rinnovamento della fede di Elisabeth

Nella primavera del 1903, Elisabeth espresse al marito il proprio desiderio di trascorrere la Settimana Santa a Roma. Poiché all’epoca il marito era ateo ed anticlericale, Elisabeth tacque sulla ragione di tale richiesta. Félix, lieto di vedere la moglie proporre un viaggio turistico, organizzò subito un programma allettante. Lei se ne rallegrò poiché amava viaggiare; domandò semplicemente di  poter pianificare una mattinata di solitudine e tempo libero per se stessa. In realtà, Elisabeth voleva godere della festa di Pasqua per rinnovare la propria fede in modo che diventasse più profonda e più viva. Si recò da sola a San Pietro mentre suo marito e i suoi amici andarono a fare un giro turistico.

Due momenti straordinari rappresenteranno per lei una vera e propria immersione in una nuova fede:
− L’udienza pontificia con Leone XIII. Il giorno prima ricevette un invito per avere un posto in seconda fila. Considerò questo invito come un dono di Dio.
− E soprattutto la mattinata trascorsa nella Basilica di San Pietro, dove consacrò tutta la propria vita a Dio. Nel cuore stesso della cristianità venne colta dall’immensa tenerezza di Dio per lei:

«Dopo essermi confessata con un prete che parlava francese, sono andata a ricevere la comunione presso la cappella del Santissimo Sacramento. Questi momenti sono stati pienamente, in modo soprannaturale, felici. Ho sentito vivere in me, presente e apportatore di un amore ineffabile, il Cristo benedetto, Dio stesso; […] l’infinita tenerezza del Salvatore ha trascorso un instante dentro di me. Mai questa traccia divina potrà essere cancellata. Il Cristo […] ha preso possesso della mia anima per l’eternità in quell’istante incancellabile; mi sono sentita rinnovata da lui in profondità, pronta a una vita nuova, ai doveri, all’opera voluta dalla sua Provvidenza. Mi sono donata senza riserve e gli ho consegnato l’avvenire.»

Elisabeth Leseur : Journal et Pensées de Chaque jour, J. de Gigord, 1920

Riflessione di marzo – di Vicki Burbach

In una recente omelia, il nostro parroco ha discusso del fatto sconcertante che l’80% dei giovani battezzati abbandonano la fede prima di compiere 25 anni. Si riferiva ai risultati di uno studio pubblicato da poco dall’editrice St. Mary’s Press, in collaborazione con l’Università di Georgetown. Lo studio — Going, Going, Gone! The Dynamics of Disaffiliation in Young Catholics (Stanno andando, stanno andando, sono andati! Le dinamiche della disaffiliazione nei giovani cattolici) — tratta delle motivazioni che le nuove generazioni stesse forniscono circa il loro abbandono della Chiesa. Il nostro parroco ne ha menzionato tre:

1 Non credono in Dio
2 La Chiesa è piena di ipocriti
3 Ciò che la Chiesa insegna sulla morale (in particolare in ambito sessuale) è diametralmente opposto a ciò che la cultura media insegna a queste generazioni

Elisabeth, intuitivamente, riconobbe e comprese ciascuna di queste motivazioni e cercò di sradicarle attraverso l’unico mezzo possibile: la trasformazione personale. Possa ognuno di noi essere ispirato ad adottare i suoi stessi propositi, affinché ogni anima che incontriamo possa incontrare in noi la luce di Dio:

Non è con discussioni o disquisizioni che posso far loro comprendere che cosa Dio è per l’anima umana. Ma attraverso la lotta con me stessa, divenendo, con il Suo aiuto, più cristiana e più coraggiosa, renderò testimonianza a Colui di cui sono un’umile discepola. Con l’austerità e la forza che intendo acquisire, dimostrerò che la vita cristiana è grande, bella e piena di gioia. Coltivando tutte le migliori facoltà del mio intelletto, proclamerò che Dio è la più alta Intelligenza e che coloro che Lo servono possono attingere senza fine a questa santa fonte di luce intellettuale e morale. — Il Diario Segreto di Elisabeth Leseur, p. 10

Riflessione di febbraio 2018  – In preparazione per la Quaresima 2018

Siamo a poche settimane dall’inizio della Quaresima, quindi ho pensato che non fosse troppo presto per selezionare dal diario di Elisabeth un brano incentrato sui suoi preparativi per la Quaresima. In questi ultimi anni, sembra che negli Stati Uniti stia diventando molto comune non fare alcuna rinuncia, ma piuttosto impegnarsi a fare una buona azione o perfezionare una virtù (ad esempio essere più gentili) durante la Quaresima. Ma ci sono ancora molti che faranno rinunce varie, come dolci, cioccolato o vino. Entrambi i percorsi sono “esterni” e possono essere visti dagli altri. In effetti, molte persone si chiedono a vicenda, specialmente familiari e amici, cosa “faranno” per la Quaresima. Leggendo le parole di Elisabeth, tuttavia, sono spinta a focalizzare la mia attenzione sull’interiorità e sull’incessante attività che la vita spirituale richiede. C’è una bellezza da ritrovare negli aspetti più nascosti della nostra vita, quelli che rendiamo visibili solo al nostro Dio. Elisabeth continua ad insegnarmi l’umiltà. 

Riflessione – 23 febbraio 1912

“Ho annotato sul mio quaderno i miei propositi quaresimali, ma voglio confermarli qui. Devo rinnovare veramente la mia vita, ed è a Dio che in tutta semplicità chiedo di trasformarmi. Voglio vivere interiormente più spiritualmente, esteriormente più dolcemente e amorevolmente per rendere Dio più amato, e questo è il principio e il fine della mia vita spirituale. Voglio nascondere più che mai nel cuore di Gesù le mie buone opere, le mie preghiere, la mia abnegazione, per predicare solo con l’esempio, per parlare niente affatto di me stessa e solo poco di Dio, poiché in questo triste mondo si dà solamente scandalo o si infastidiscono gli altri mostrando il proprio amore per Dio. Ma ogni volta che qualcuno si avvicina a me, o quando sembra essere volontà di Dio che io mi avvicini all’altro, lo farò semplicemente, con molta prudenza, e scomparirò non appena il compito sarà terminato, non mescolando alcun pensiero individualistico con l’azione di Dio. E se dovessi essere fraintesa, criticata e malgiudicata, cercherò di rallegrarmi ricordando il nostro modello divino, e cercherò di essere insignificante nella stima degli altri. Io che sono infatti così povera e piccola agli occhi di Dio.”

Janet Ruffing, Elisabeth Leseur: Selected Writings, Paulist Press, 2005

Riflessione di gennaio 2018

Per la riflessione di questo mese ho scelto il paragrafo di apertura di una delle note indirizzate da Elisabeth a Suor Goby all’inizio del 1912. In questa nota, Elisabeth scrive che indipendentemente dalla distanza, lei e Suor Goby sono legate dallo stesso amato Maestro. Nelle settimane precedenti a Natale, abbiamo ricevuto un lieve aumento di comunicazioni relative alla causa da vari paesi del mondo, tra cui l’Argentina, la Francia, le Filippine e gli Stati Uniti. Se Elisabeth è l’anello di congiunzione, è davvero il nostro amato Maestro colui che ci unisce. In questi messaggi, le persone condividono con noi il bisogno di guarire, di discernere le proprie vocazioni, il bisogno di più preghiere perchè ci siano più conversioni; e noi a nostra volta offriamo queste petizioni al nostro stesso amato Maestro.

Sono molto grata a Janet Ruffing per aver tradotto in inglese queste bellissime lettere tra due donne di fede. Nella sua introduzione alle lettere, Janet nota che Suor Goby, delle Ospedaliere di Santa Marta di Beaune, era talmente apprezzata nel villaggio a lei vicino per i pazienti e i soldati che aveva assistito che le era stata dedicata una strada. Mentre eravamo in Francia l’anno scorso, ci siamo presi del tempo per visitare Savigny-lès-Beaune e abbiamo camminato lungo l’Avenue des Combattants, (monumento della prima guerra mondiale) per poi svoltare a destra e imboccare la rue Soeur Goby (Via Suor Goby). Si tratta una bella stradina con molti fiori tra gli edifici. Abbiamo pensato di far godere tutti di questa vista pubblicando una foto della strada, qui allegata.

Lettera a Suor Goby del 12 gennaio 1912

È passato così tanto tempo da quando ho parlato con te, e ho deciso che questa situazione non può più continuare. È vero, non ci siamo mai veramente separate, poiché viviamo e lavoriamo per lo stesso amato Maestro e siamo un tutt’uno con lui di fronte al tabernacolo o in altri momenti di preghiera. Eppure provo una tale calma profonda, davvero una consolazione, quando posso aprire il mio cuore a te, essendo pienamente unita a te nello spirito. Anche se non siamo vicine, è così bello sapere che sono unita a una vera sorella spirituale la quale prega per me, e che in Dio non c’è distanza, poiché tutti i cuori si incontrano nel cuore di Gesù.

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