Riflessione di estate 2019: France Roseau

France Roseau (de GOUVELLO da nubile) è nata a Berlino, in Germania, in una famiglia di otto figli. Suo padre era un ufficiale militare. Dopo diversi trasferimenti tra Francia e Germania, la sua famiglia si stabilì nella zona di Parigi. Dopo aver lavorato come ingegnere per 20 anni, France è adesso insegnante a contratto di fisica e chimica in diverse scuole cattoliche nell’area di Parigi. È sposata con Jean-Luc ROSEAU da più di 27 anni. Hanno cinque figli. La loro casa spirituale è l’abbazia benedettina di Nostra Signora di Randol. Un monaco di quell’abbazia aiutò France a scoprire la vita di Elisabeth Leseur attraverso il libro di Bernadette Chovelon. France abita nelle vicinanze dell’attuale luogo di sepoltura di Elisabeth; ha posto una targa sulla sua tomba per renderla più visibile e la visita regolarmente.

Con l’inizio dell’estate, arrivano le vacanze, il meritato riposo e anche opportunità per nuovi incontri o riunioni di famiglia. Tra le persone che incontriamo, alcune possono risultare molto vicine a noi attraverso la fede, le idee, la carità … Altre, al contrario, possono sembrare molto distanti da noi e dalla Chiesa. In quest’ultima prospettiva, questi pensieri di Elisabeth Leseur attirano la mia attenzione:

“Quindi cerchiamo di essere gentili con coloro che manifestano […] quell’incredibile superficialità che caratterizza così tanti intorno a noi […]. Cerchiamo di parlare una lingua che possano capire […]. Non ha Dio fatto lo stesso con noi […]? ”

“Quelli che sembrano essere spiritualmente morti non sono sempre i meno accessibili alla parola divina; quando il legno è morto, basta solo una scintilla per incendiarlo.”

Durante questi mesi estivi cerchiamo di essere nelle mani di Dio questa piccola fiamma per gli altri. Il modo migliore? Quest’ultimo pensiero ci dice che in ogni circostanza dobbiamo fare un passo indietro attraverso la preghiera per fare spazio a Dio:

“Avendo Dio dentro di noi, compiremo sicuramente l’opera di Dio, o meglio, egli stesso la compirà attraverso di noi e meglio di noi.”

Questo è quello che auguro a ciascuno di noi per questi mesi estivi … Begli incontri e tanto riposo per tutti!

Tutte le citazioni sono tratte dal libro “Elisabeth Leseur: Selected Writings” di Suor Janet K. Ruffing.

 

Riflessione di guigno 2019: Joe MacNeil

Joe MacNeil è professore di chimica alla Chatham University, tesoriere del Circolo degli amici di Elisabeth Leseur, e amorevole marito di Jennifer.

Amare è tutto

Quando io e Jennifer eravamo alla ricerca di una citazione di Elisabeth Leseur da usare sulla prima immaginetta sacra che stavamo preparando, abbiamo scelto questa:

Pensare è eccellente;

pregare è meglio;

amare è tutto.

Questa rimane la mia citazione preferita di Elisabeth. Ma riflettendoci su negli ultimi anni, mi sono reso conto che dietro l’estrema brevità del testo si cela tutta la grandezza dello sviluppo spirituale di Elisabeth, in tutta la sua bellezza e complessità.

In base a quello che sappiamo, Elisabeth è cresciuta in una tipica famiglia cattolica. Anche i suoi primissimi scritti testimoniano una profondità spirituale che andava ben oltre la sua età. Ma, improvvisamente catapultata in una famiglia e in una comunità intellettuale attivamente ostili alla Chiesa, perfino la fede di Elisabeth vacillò. Priva di sostegno, andò alla deriva. Félix, sapendo che era una donna molto intelligente, si appellò ostinatamente a quell’intelligenza per cercare di “liberarla” dalla fede.

Pensare è ottimo

Eppure, alla fine, fu attraverso il suo rigore intellettuale che la sua fede rinacque. Come Elisabeth stessa scrisse nell’introduzione al suo secondo diario . . . [si realizzò] poi in me l’azione lenta e silenziosa della Provvidenza e il meraviglioso processo di conversione interiore . . . a volte attraverso gli stessi strumenti che avrebbero dovuto farmi perdere la fede *. . .

Mi dispiace che Elisabeth non abbia mai scritto in modo più approfondito su questo punto, poiché le forze “razionali” della società moderna che cercano di allontanarci da Dio sembrano essere più forti che mai. Ciononostante, il modo in cui Dio riaprì il suo cuore alla grazia attraverso le sue letture e i suoi studi dona a me, e immagino a tutti coloro che sono stati toccati dagli scritti di Elisabeth, la forza di perseverare nel condividere il suo messaggio. Le parole contano.

Pregare è meglio

Quando una persona accoglie Dio nel proprio cuore, la forza della sua grazia si radica e conduce a luoghi in cui l’intelligenza da sola non potrebbe mai condurre. Elisabeth racconta un meraviglioso pomeriggio trascorso a San Pietro a Roma nell’aprile del 1903, dicendo:

Quei momenti erano pienamente e spiritualmente felici. Ho sentito la presenza viva di Cristo, di Dio stesso, che mi trasmetteva un amore indescrivibile. Questa sacra presenza mi parlò, e l’infinita compassione del Salvatore si propagò rapidamente dentro di me. Questa azione di Dio non potrà mai essere cancellata. Il Cristo trionfante, la Parola eterna, colui che in quanto uomo ha sofferto e amato, l’unico Dio vivente ha preso possesso della mia anima per l’eternità in quell’indimenticabile momento. *

Rafforzata in tal modo, Elisabeth dedicò tutta la sua vita a Dio; accettando di buon grado le sfide, le prove e le lotte di una vita trascorsa a discernere le esortazioni della Provvidenza.

Amare è tutto

La rinuncia, l’arrendersi completamente alla volontà di Dio è un’enorme tappa della fede a cui la maggior parte di noi aspira senza mai pienamente raggiungerla. Ma per Elisabeth, l’atto di rinuncia fu il preludio di un salto ancora più grande: l’abbandono. Elisabeth scrive a un certo punto: . . . ieri mattina ho ricevuto la comunione con la stessa pace e lo stesso abbandono a Dio. Ho sentito che Gesù viveva veramente in me *. . .

Mentre le due parole “rinuncia” e “abbandono” sono strettamente legate in ambito spirituale, la rinuncia indica un’accettazione tranquilla e passiva, mentre l’abbandono evoca impegno e partecipazione di tutto cuore. Sembra quindi rivelatore il fatto che, nella sua traduzione degli scritti di Elisabeth, Sr. Janet Ruffing usi il termine “rinuncia” solo tredici volte, mentre “abbandono” è utilizzato trenta volte per esprimere l’ardente desiderio di Elisabeth e la sua completa adesione alla volontà di Dio.

Per non abbatterci lungo il nostro cammino, concluderò sottolineando che in tutti gli scritti di Elisabeth, i termini rinuncia e abbandono ricorrono molto più spesso (il 79% in più) durante gli ultimi tre anni della sua vita. Il suo cammino di fede, così splendidamente immortalato nei suoi diari, dall’intelletto all’accettazione orante fino all’abbandono totale, contribuisce ancora ad illuminare il percorso che tutti noi siamo chiamati a percorrere.

*Tutte le citazioni e osservazioni sono basate sulla traduzione di Sister Janet K. Ruffing.   Elisabeth Leseur: Selected Writings (Classics of Western Spirituality) Kindle Edition.

Riflessione di maggio 2019: Padre Ben Syberg

Padre Ben Syberg è un sacerdote dell’Arcidiocesi di Indianapolis. È il parroco della chiesa di St. Lawrence a Lawrenceburg, Indiana. Festeggerà il suo quinto anno di sacerdozio quest’estate. Vorrebbe essere un santo, ma non è sempre sicuro di quale sia il modo.

Ecco la sua citazione preferita di Elisabeth: “Non devo cedere al mio immenso desiderio di isolamento e solitudine nonostante il mio dolore inconsolabile e la mia naturale avversione alla superficialità.” (Diario, giorno 17 ottobre 1905)

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Ho scoperto Elisabeth in un momento in cui sicuramente avevo bisogno di lei. Dopo cinque anni in seminario, Dio mi mandò questa donna meravigliosa, questo tesoro di ispirazione e intuizione. Diversi anni dopo, offrendo a sessanta donne cattoliche un ritiro dedicato alla vita di Elisabeth, mi resi conto di quanto mi fossi allontanato da lei. Allora ero prete da meno di due anni, e la scoprii ancora una volta. Ho bisogno di scoprirla sempre di più. Perché lei non mi ha mai deluso.

Lei mi tiene sulla retta via, la via che passa proprio per il centro. Perché ci sono molte cose che potrebbero farmi perdere l’equilibrio. Prendi il mondo per esempio. Quando il mondo sembra troppo moderno, troppo mobile, troppo veloce o troppo ‘illuminato’, ricordo che Elisabeth viveva nel cuore della Francia secolare. È una santa, eppure è nata appena sessant’anni dopo la Rivoluzione Francese. O quando sembra che nella vita i miei migliori sforzi non siano sufficienti, che io non riesca a fare la differenza e che nulla di ciò che faccio conti, ricordo che Félix divenne prete dopo la morte di Elisabeth. Chi aveva più motivi per arrendersi, eppure anche più motivi per celebrare la pazienza di Dio!

Quando mi ritrovo assorbito dai miei successi, dai miei doni e talenti, quando mi sento di essere all’apice della vita e di avere tutto sotto controllo, ricordo l’enorme quantità di scritti di Elisabeth sulla sofferenza e sulla croce. Ricordo che lei comprese bene quali fossero le cose importanti. Eppure, quando mi sento sopraffatto dalla croce, dalla malattia, dalla debolezza e dalle insidie della vita, ricordo quanto Elisabeth fosse felice. Anche se vengo assalito dalla depressione e mi rimprovero per questo, ricordo – Elisabeth provò anche questo tipo di tristezza nella vita. Conobbe quel vuoto profondo. La depressione non fa di una persona un fallimento.

Quando penso di non avere tempo per la famiglia, ricordo tutto l’amore che lei riversò sui suoi nipoti. La famiglia era sempre al centro per lei. Quando osservo il nostro paese e la nostra cultura, e avrei voglia di tagliare ogni legame e fuggire via, ricordo che Elisabeth amava la sua terra natale. Era francese nel profondo. Quando penso che non ci sia spazio per la leggerezza, per le cose belle e per le gioie della vita, ricordo che Elisabeth fece spazio a queste cose. Quindi posso farlo anch’io!

Proprio così, Elisabeth mi conduce per un sentiero stretto. Una via che viene presa raramente, ma che è proprio dinanzi a me. Ringrazio Dio del fatto che lei continui ancora a mostrarmi la via.

Riflessione di aprile 2019: Karen Feitl e Jennifer MacNeil

Qualche settimana fa una donna francese si è messa in contatto con noi per farci sapere che in diverse città della Francia stanno nascendo piccoli gruppi di donne unite dall’amicizia e dal desiderio di pregare Elisabeth. Pregano chiedendo l’intercessione di Elisabeth per matrimoni simili a quello tra lei e Félix, in cui un coniuge è credente e l’altro no. Offrono anche preghiere più generali per le proprie famiglie e per coloro che hanno problemi di salute. Ho condiviso questa notizia con una delle nostre più attive sostenitrici negli Stati Uniti, Karen Feitl, e insieme abbiamo discusso delle modalità con cui potremmo essere in comunione con questi gruppi nonostante la distanza fisica. Abbiamo avuto l’idea di chiedere ai membri del nostro gruppo su Facebook di recitare il rosario insieme a noi il venerdì per la causa di Elisabeth, per rafforzare i matrimoni, e per le famiglie. Abbiamo ricevuto risposte molto positive da tutto il mondo. (Se volete unirvi a noi ma non ci avete ancora trovato su Facebook, cercateFriends of Servant of God Elisabeth Leseur”.)

Quando abbiamo deciso di proporre il rosario, non ero ben informata circa le citazioni e i pensieri di Elisabeth sulla Vergine Maria. Conosco a memoria tante citazioni di Elisabeth sulla sofferenza e sull’unione a Cristo, ma è stata una sfida pensare a frasi su Maria. Così ho pensato al tempo che Elisabeth aveva trascorso a Lourdes e ho trovato questo bellissimo paragrafo in una lettera indirizzata a suor Goby al ritorno dal viaggio. Mi piace molto leggere che Elisabeth si rapportava a Maria come una figlia.

30 giugno 1912

Mia cara sorella e amica,

durante il nostro soggiorno a Lourdes ho potuto inviarti solo una breve nota, ma ti ho ricordata costantemente. Ti ho portata con me nella grotta santa, nella vicinanza a nostro Signore, nelle mie comunioni, e in ogni luogo in cui ho pregato; e, come ben sai, a Lourdes si prega dovunque. Che momenti di consolazione ho trascorso in quella tranquilla città di Maria, dei momenti indimenticabili che segnano profondamente e per sempre la vita di una persona. Mi sembra di amare sempre di più la santa Vergine come una figlia, e di avere un desiderio sempre più grande di servire il buon Dio. Ho anche un maggiore interesse per i poveri, gli ammalati che egli tanto ama, e una maggiore disponibilità a lavorare per il bene spirituale degli altri attraverso la sofferenza o l’azione, secondo la volontà di Dio. …

Riflessione di marzo 2019: Claude Menesguen

Quando abbiamo visitato Parigi lo scorso autunno abbiamo avuto la fortuna di trascorrere un pomeriggio con Claude Menesguen e suo figlio Nicolas. (Claude è l’autore del libro “Cent pensées d’Élisabeth Leseur” ed è stato uno dei relatori della conferenza tenutasi a Saint-Germain-des-Prés il 16 ottobre 2018.) Uno dei ricordi più belli, oltre all’ottimo vino di St. Emilion che abbiamo bevuto a pranzo, è stata la visita alla magnifica Sainte-Chapelle. In questi ultimi mesi siamo rimasti in contatto con Claude, scambiandoci e-mail su molti argomenti, tra cui gli attuali tumulti a Parigi. A tal proposito abbiamo chiesto a Claude di scrivere una riflessione da condividere all’inizio della primavera.

La scelta di questo tema può sembrare insolita per una donna la cui caratteristica principale è un’intensa spiritualità. Inoltre, Elisabeth viveva in un’epoca in cui le donne in Francia erano sistematicamente allontanate dalla politica. La Terza Repubblica rifiutò fino alla fine del regime nel 1940 di conferire il diritto di voto alle donne. L’Ottocento, a differenza del Settecento, conobbe il trionfo del machismo.

Nonostante questo contesto sfavorevole, Elisabeth era comunque interessata alle questioni politiche. E nei suoi racconti è possibile trovare traccia delle sue opinioni. Elisabeth era intelligente e radicata nel suo tempo. Inoltre, attraverso suo marito, era in contatto con uomini di potere e si trovava in un’ottima posizione per valutare le loro idee e le loro azioni. Così, mentre la maggior parte dei cattolici praticanti sognava un ritorno dalla monarchia, lei riconobbe che la Repubblica era ormai saldamente radicata nel paese. In una lettera, racconta di ritrovarsi avvilita alla fine di una cena a causa dell’ingenuità di alcuni amici convinti che fosse possibile far salire sul trono Bonaparte. Elisabeth appoggiava senza problemi la politica di ralliement alla Repubblica sostenuta da Papa Leone XIII. Non credeva che un governo anticlericale potesse durare in eterno: “Il futuro sarà quello che ne faremo”. Infatti, già durante la guerra del 1914-18, i governi avevano abbandonato i loro atteggiamenti distruttivi in questo senso.

D’altra parte, la sua conoscenza della povertà la conduce – cosa rara per le donne dell’epoca, che erano confinate in ambienti culturali prettamente femminili – ad attribuire importanza alla questione sociale. “La questione sociale è, essenzialmente, la questione cristiana, poiché essa riguarda la situazione di ogni uomo in questo mondo, e il miglioramento delle sue condizioni materiali, intellettuali e morali.”

Pensate che Elisabeth, conoscendo bene i politici, si facesse illusioni sulla sincerità dei loro generosi discorsi? “Pensiamo meno all’umanità e più all’uomo.” I socialisti del momento non trovarono favore ai suoi occhi. Elisabeth sapeva che i loro risultati in Francia erano limitati, ben inferiori a quelli che si potevano osservare nella Germania di Guglielmo II. “Il socialismo pretende di assicurare e trasformare il futuro, il cristianesimo trasforma il presente”.

Neanche il liberalismo fu in grado di sedurla. “Il materialismo pratico è pericoloso quanto il materialismo filosofico. Invade le case delle persone ogni giorno e, attraverso il gioco degli istinti malvagi, si insedia nella nostra democrazia”. Anche qui Elisabeth si rivela profetica. Precedeva di un secolo le critiche all’Occidente di Alexander Solzhenitsyn. “Il sistema occidentale è in uno stato di esaurimento spirituale”.

Per concludere, direi che il testo che meglio esprime lo stato d’animo di Elisabeth Leseur è il più breve di tutti: “Io sono anti-anti.” Ammetto che uso spesso questa frase come riferimento per valutare i discorsi dei politici. Fu scritta ai tempi dell’affare Dreyfus, quando in Francia tutti erano anti: antisemitici, anticlericali, antirepubblicani, antimilitaristi, ecc….”. Conserva un valore perenne.

Riflessione di febbraio 2019

13 novembre 1905.

Preoccupazioni, tristi ricordi, un’atmosfera di incredulità, indifferenza o disprezzo, e la dolorosa consapevolezza di non essere mai in grado di far conoscere né Dio né la propria anima agli altri – tutto ciò mi ha percossa e buttata a terra, piena di lividi come il buon Salvatore. Ma tutto ciò mi conduce a un umile atto di fede, amore e accettazione, e a un nuovo proposito nell’essere più coraggiosa, nel fortificarmi con la pace e nel sottomettermi a queste offese senza mostrare la sofferenza che mi causano. Con Félix devo essere ancora più mite, più forte; con mamma più dolce e premurosa; con tutti gentile e dimentica di me stessa. … Devo dire, con le parole di S. Paolo, che “ Tutto posso in colui che mi dà la forza” (Fil 4, 13). Il mio amato Félix ha molte preoccupazioni, mamma un dolore immenso; hanno bisogno di me, o anche di più, hanno bisogno solo di Dio. Attraverso le mie sofferenze e i miei sacrifici posso ottenere una trasformazione spirituale per loro. … Mio Dio, assisti colei che, nonostante i propri difetti, desidera sopra ogni cosa farti conoscere e farti amare.

Elisabeth Leseur Selected Writings (Elisabeth Leseur. Selezione di scritti), Paulist Press, Janet K. Ruffing, RSM

Riflessione di gennaio 2019

Poco prima di Natale, ho avuto la fortuna di passare un po’ di tempo da sola con suor Janet Ruffing, una Sorella della Misericordia e autrice del libro Elisabeth Leseur Selected Writings. Suor Janet si trovava a Pittsburgh per unirsi alle Sorelle della Misericordia americane nel commemorare 175 anni di ministero negli Stati Uniti. È stata un’esperienza meravigliosa incontrare la donna che ha scritto un libro su Elisabeth che ha avuto un enorme impatto sulla mia vita. Il libro di suor Janet ha contribuito a presentare la spiritualità di Elisabeth a un’intera nuova generazione.

Per la riflessione di gennaio ho selezionato una parte di una delle mie lettere preferite tra Elisabeth e Suor Goby, la quale è inclusa nel libro di Suor Janet. Queste parole di Elisabeth mi aiutano a ricordare che siamo tutti in comunione nella preghiera e nel lavoro attraverso il nostro “amato Maestro”.

12 gennaio 1912

È passato così tanto tempo dall’ultima volta che abbiamo chiacchierato, e ho deciso che questa situazione … non può continuare. Certo, non siamo mai davvero separate, poiché viviamo e lavoriamo per lo stesso amato Maestro e siamo tutt’uno con lui dinanzi al tabernacolo o in altri momenti di preghiera. Eppure provo una tale calma profonda, una vera consolazione, quando ho la possibilità di aprire il mio cuore a te, pienamente unita a te nello Spirito.

Come è rassicurante sentirsi circondati e avvolti dall’amore divino, rendendosi conto che il nostro amorevole Padre ci sta conducendo verso lidi eterni, lasciandocene inalare di tanto in tanto i profumi vivificanti. E poi, se il sentiero diventa più difficile e la nostra direzione meno visibile, ci abbandoniamo ciecamente alla sua guida gentile, attendendo dimentichi di noi stessi il momento in cui potremmo ancora una volta avvertire la presenza di Dio. La terra non è il paradiso, dopotutto, e se fossimo sempre circondati da consolazioni spirituali, sarebbe difficile comprendere la differenza. Ci è stata data la grazia di cui abbiamo bisogno per aiutarci a raggiungere le gioie del nostro tanto desiderato paradiso.

2018 Riflessione del mese

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